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Luoghi d'interesse

Luoghi d'interesse del Salento

Piazza Sant'Oronzo Lecce

Il salotto elegante di Lecce è Piazza Sant'Oronzo, in parteoccupata dal'anfiteatro romano del I° - II° secolo D.C., riporttato alla luce all'inizio del '900.

Nella Piazza s'innalza la colonna con la statua di Sant' Oronzo, santo patrono della città di Lecce. Di fronte alla statua si trova l'armonioso palazzetto del sedile, antica sede del Municipio, dove il Sindaco riceveva la cittadinanza. Accanto a questo edificio, che unisce più stili, dall'arco ogivale gotico alla loggetta rinascimentale, fino alla colonna inglobata, tipica leccese, sorge la chiesetta di San Marco, importante testimonianza della presenza di una colonia di mercanti veneti giunti in città per praticare attività commerciali.

All'interno della lunetta del portale del tempio spicca il leone alato, simbolo inequivocabile di Venezia. Un'altra testimonianza artistica che si affaccia sulla piazza davanti all'anfiteatro è la Chiesa di Santa Maria delle Grazie.

Al Centro della Piazza vi è un mosaico che rappresenta lo stemma della città: la Lupa con un leccio sullo sfondo.

 

Colonna di Sant' Oronzo

La colonna di Sant' Oronzo dominava un tempo l'antica piazza, che era disposta in modo diverso da come la si vede oggi. Dopo le importanti trasformazioni urbanistiche del primo '900, seguite alla scoperta dell'anfiteatro romano, la statua in cima alla colonna fu ruotata nella posizione attuale.Mentre prima si trovava nel centro, oggi la troviamo spostata sul lato della piazza.

Venne innalzata tra il 1660 e il 1686 da Giuseppe Zimbalo che impiegò il fusto e il capitello di una delle due colonne terminali della via Appia a Brindisi. Colonna che gli abitanti della città di Brindisi donarono alla città di Lecce per grazia ricevuta da Sant' Oronzo. Sul fusto alto pressapoco 29 metri si staglia la statua in legno, rivestita di rame, raffigurante il Santo che benedice la città. La statua, datata al 1739, sostituisce quella bruciata due anni prima poichè colpita da un razzo durante la festa patronale. Entrambe le statue furono realizzate a Venezia.

 

Anfiteatro Romano

Situato nella centralissima Piazza Sant' Oronzo, ne resta l'arena, le gradinate inferiori e parte delle mura esterne.

Costruito nel II° secolo D.C., misurava circa 102 m. x 83 m. e riusciva a contenere oltre 25,.000 spettatori, in epoche successive fu sotterrato e sovrastato da altri edifici. Nel 1901, durante gli scavi per la costruzione della sede locale della Banca d'Italia, fu riportato alla luce grazie alle determinazioni di Cosimo De Giorgi, il quale considerò la scoperta come: "Uno stemma nobiliare trovato peer caso frugando fra le carte di famiglia e del quale non conoscevamo l'esistenza".

L'edificio, costruito in pietra leccese, era in gran parte rivestito da marmi non sempre bianchi ma anche artisticamente lavorati ed era arricchito di decorazioni, ora conservate presso il Museo di Lecce.

All'interno, l'altezza dei gradoni sedili, aumenta man mano che si sale verso gli ordini più alti per rendere ben visibile l'arena da qualsiasi punto della cavea. A  seconda della loro importanza, le strutture esterne furono rivestite con materiali più o meno nobili, rivestimenti marmorei o intonaci pregiati. Non ci sono informazioni storiche esatte su chi fu a far eedificare l'anfiteatro e in che precisa epoca.

Recenti sudi riferiscono l'edificazione all'età Augustea. Nel 1938, però, durante lavori di ristrutturazione dell'anfiteatro, venne alla luce un'iscrizione riportante la Menzione di Traiano, oggi scomparsa.  Dell'anfiteatro è stato possibile portare alla luce solo una porzione, a causa della sua estensione, che comprende Piazza S. Oronzo, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie ed alcuni edifici circostanti. Grazie ad un decreto del RE d'Italia, Vittorio Emanuele III, su proposta dell'Onorevole Bernabei, l'anfiteatro è stato dichiarato monumento Nazionale.

 

Teatro Romano

In via dell' Arte delle Cartapesta si incontra il Teatro Romano scoperto nel 1929, databile all' età Augustea come per l'anfiteatro. La cavea di questo teatro, probabilmente riservato ai Lupiensi, mentre quello di Piazza S. Oronzo veniva frequentato dai provinciali, misura 19 metri di diametro.

Ignorato per secoli come l'anfiteatro, ha restituito alcune statue che sono conservate presso il Museo Archeologico Provinciale Sigismondo Castromediano.

 

Piazza del Duomo

E' il Barocco a dominare nella centrale Piazza Duomo. Questo grande cortile, poi modificato, risale al tempo del Vescovo Gerolamo Guidano. Ad esso si accede attraverso i propilei, realizzati verso la fine del XVIII secolo da Emanuele Manieri, essendo stati abbattuti gli originali muri d'ingresso. L'architetto leccese, che si adopera per armonizzare l'arredo urbano, realizzò ai lati dei propilei, i palazzi gemelli, entrambi al piano terra, che palesano arcature a bugne lisce, oggi in parte chiuse o trasformate in porte finestre. A sinistra della piazza si erge imponente il campanile, opera di Giuseppe Zimbalo, mentre al centro la cattedrale e in posizione più arretrata l'episcopio. Sulla destra infine si trova il Seminario.

 

Il Duomo

Collocato al centro della omonima Piazza, il Duomo, tra i più belli d'Italia, fu costruito una prima volta nel 1144, poi nel 1230. Su richiesta dell'Arcivescovo di Lecce, Luigi Pappacoda, il Duomo fu completamente ristrutturato negli anni tra il 1659-70 da Giuseppe Zimbalo a cui si deve anche l'attigua torre campanaria alta 70 metri circa e suddivisa in 5 piani con finestre molto slanciate, termina con una loggia ottagonale.

Precedentemente a tali restauri l'area del Duomo risultava "Chiusa", infatti vi era un'entrata inaccessibile dove oggi regolarmente chiunque effettua l'ingresso alla Piazza.

Il tempio possiede due prospetti, di cui il principale è' quello a sinistra dell'episcopio, mentre l'altro guarda l'ingresso della piazza. La facciata principale, piuttosto semplice sotto il profilo decorativo, si sviluppa in due ordini ove appaiono le statue, allogate in nicchioni, dei SS. Pietro e Paolo, di S. Gennaro e di S. Ludovico. La disposizione delle paraste scanalate fa intravedere che la Chiesa è strutturata in tre navate. Il prospetto secondario, invece, è ricco, esuberante. Si evidenzia il portale sovrastato da una balaustra, al centro, si innalza la statua di S. Oronzo mentre, in basso, due nicchie ospitano le statue dei SS. Giusto e Fortunato. Il Duomo, a croce latina, ha 12 altari, oltre il maggiore, per la più parte del tardo 600, ed è ricco di opere pittoresche realizzate da valenti artisti, tra quali Giuseppe da Brindisi, Oronzo Tiso, Gianserio Strafella, G. Domenico Catalano e G. A. Coppola. La Cattedrale possiede una cripta del XII secolo, rimaneggiata nel XVI con aggiunte barocche.

 

Il Campanile

Il Campanile fu eretto da Zimbalob tra il 1661 ed il 1682. E' alto circa 70 metri e in cima è situata una statuetta di Sant' Oronzo inferro. Risulta essere il 17° campanile in uropa per altezza, tant'è che dalla sua sommità si scorge l'adriatico e, in giornate particolarmente limpide, anche le montagne dell'Albania.

 

L' Episcopio

Costruita per la prima volta nel XV secolo, la residenza del Vescovo fu ampliata nel 1649 dal Pappacoda e infine, nel 1761 venne ristrutturato da Mons. Alfonso Sozy-Carafa che affidò i lavori ad Emanuele Manieri.

L'architetto leccese non perse d'occhio l'unità scenografica con cui si presentava la piazza, e allora eliminò la scala esterna ridisegnando in maniera più razionale e armoniosa la facciata della residenza vescovile. Il prospetto dell'episcopio si dispone ad angolo retto e si allinea, pertanto, a destra del seminario e a sinistra della cattedrale. Sia le nuove arcate del lato destro che le sei del lato opposto (3+3) sono intercalate da colonne doriche.

Considerando il prospetto noteremo, sul portale, la secondo ordine, tre nicche in cui sono ospitate le statue (Quella della Vergine al centro), mentre il fastigio contiene il centrale orologio (1761) che fu inventato dal leccese Domenico Panico.

 

Il Seminario

Questo interessante monumento si deve alla volontà del Vescovo Michele Pignatelli (1682-1695). L'architetto Giuseppe Cino lo realizzò tra il 1694 e il 1709. Il prospetto è bugnato, è scandito da due serie di otto finestre elegantemente incorniciate e inframezzat, al centro, dal portoned'ingresso sovrastato da un ampio balcone centrale incluso da archi.

L'edificio è coronato da una balaustra ma continua con un altro piano di epoca posteriore. Entrati nell'edificio si notano sulle pareti laterali dell'ingresso, otto busti in pietra leccese che rappresentano i dottori della chiesa. Pervenuti nell'ampio atrio, si scorge al centro, un magnifico pozzo, opera del Cino, finemente decorato, che sembra ad alludere ad un canestro con manico.

In questo edificio esiste una graziosa cappella elegantemente decorata.

 

Basilica di Santa Croce

Il monumento simbolo del Barocco Leccese è la Chiesa di Santa Croce, costruita a cavallo di due secoli, dal 1549 al 1695 su disegni di Gabriele Riccardi e architetti del calibro di Cesare Penna e Giuseppe Zimbalo, nonchè numerose maestranze di intagliatori e scalpellini della pietra leccese. Il prospetto, ricco di simboli, statue e decorazioni, si divide in tre sezioni.
 - La prima procede dalla gradinata fino alla balaustra.
 - La seconda da questa al conicione.
 - La terza, infine, è costituita da tutto il resto e sino al frastigio.
 
L'interno, a croce latina e a tre navate, è di pura forma basilicale. La nave maggiore è ad archi che poggiano su 16 colonne ornate di capitelli di tipo Corinzio.
Nel transetto si innalza la cupola, indi appare l'abside polilobata connotata di rara eleganza. La navata centrale è sovrastata da un soffitto a cassettoni in legno di noce dorato; le due laterali sono coperte da volte a crociera e si aprono su sette cappelle, tutte dotate di altari, ai quali vanno aggiunti i due del presbiterio, nonchè il maggiore, del XVIII secolo, a tarsie marmoree, provenienti dalla chiesa dei SS. Nicolò e Cataldo. Opere pittoresche di Oronzo Tiso, Giovanni Grassi, Giovanni Battista Lama adornano questa chiesa, che fu dei PP. Celestini, i quali l'ebbero annessa al contiguo convento che fu completato nel 1695. Particolare attenzione merita l'altare di San Francesco di Paola (1614) opera di Francesco Antonio Zimbalo.


Palazzo dei Celestini

Edificato tra il 1659 ed il 1695 su progetto di Giuseppe Zimbalo, poi realizzato da Giuseppe Cino e Cesare Penna.
La facciata presenta delicati disegni ornamentali accanto le finestre e l'ingresso, con punti e festoni floreali, e costituisce un esempio di barocco sobrio, alquanto raro da vedere nella Lecce seicentesca. Un tempo sede di un convento dei PP. Celestini, ora il palazzo è sede dell'Amministrazione Provinciale. E' situato accanto alla Basilica di Santa Croce.


Torre del Parco

Situata nel cuore di Lecce, rappresenta uno dei monumenti simbolo della città medievale e rinascimentale. Il complesso monumentale fu edificato nel 1419 ad opera del diciottenne Giovanni Antonio Orsini del Balzo, Principe di Taranto, figlio di Raimondello e di Maria d'Enghien la quale, all'epoca, si fregiava dei titoli di contessa di Lecce e regina del Regno di Napoli, avendo sposato, in seconde nozze, il Re Ladislao di Durazzo.
La torre alta, più di 23 metri e costruita su tre livelli, è circondata da un fossato nel quale erano allevati gli orsi, simbolo araldico della famiglia Orsini del Balzo.
Il parco intorno alla torre aveva un'estensione di oltre 40 ettari ed era ripartito in una zona pubblica ed una privata: "Il Parco di Dentro", cittadella recintata comprendente la torre e le "Stanze del Principe", e il "Parco di Fuori" che si estendeva sino alle mura urbane e che era luogo di fiere, mercati e pubblico passeggio. Nel 1434, un'ala del complesso monumentale divenne sede del Concistorium Principis, tribunale medievale presieduto da Giovanni Antonio Orsini del Balzo. La struttura, inoltre, fu sede della Zecca dove venivano coniati i cosìdetti "Mali Carlini", monete d'oro e d'argento. Negli anni 1458-1461 la torre divenne carcere per alcuni prigionieri che incisero le loro "Lamentazioni" (tutt'ora visibili) negli strombi delle saettiere nel piano inferiore della fortezza. Dopo la morte di Giovanni Antonio il complesso divenne dimora dei vari Vicerè Spagnoli che si alternarono nel dominio di Lecce: da Ferrante Lofreddo a Ferrante Caracciolo.


Chiesa di S. Irene

La Chiesa di Sant'Irene, intitolata a Sant'Irene patrona della città di Lecce fino al 1656, rispecchia, in tutta la sua suntuosa bellezza, la devozione e il rispetto che i leccesi avevano per la loro santa protettrice.
La chiesa di S. Irene fu edificata dal 1591 su progetto del Teatino Francesco Grimaldi. La grandiosa Facciata è composta da due assetti stilistici sovrapposti, la parte inferiore è suddivisa in cinque ampi spazi, di cui quelli laterali ospitano delle nicchie vuote, mentre quello centrale il portale e termina in alto con la statua della Santa messa in risalto da un arco semicircolare, opera di Mauro Manieri del 1717.
La parte superiore è frazionata in tre parti, le laterali ospitano delle nicche vuote e la centrale una ariosa finestra. Sulla trabeazione si legge un'iscrizione dedicata a Santa Irene: "Irene Virgini et Martiri", il tutto è completato in alto da un frontespizio triangolare con lo stemma della città.
L'interno, a croce latina e ad una sola navata, si modula in modo molto più sobrio rispetto al prospetto esterno, presentando, per ogni lato, tre profonde cappelle, comunicanti tra loro, caratterizzate da volte ellittiche illuminate a luce naturale. La prima a destra, dedicata a San Carlo Borromeo, è abbondantemente decorata da colonne tortili.
Il secondo altare dell'Arcangelo Michele venne costruito da Cesare Penna nel 1642 e contiene una copia dipinta del famoso quadro del Santo realizzato da Guido Reni, lateralmente alla tela, tra le colonne corinzie fanno capolino le statue degli evangelisti e in alto volteggiano delicati angeli musicanti. Infine, la terza cappella accoglie un'altare settecentesco votato alle anime del purgatorio con una recente tela di luigi scorrano.
L'altare maggiore della croce subì nel 1753 dei rimaneggiamenti che ne cambiarono di molto l'aspetto originario, l'altare si caratterizza per la presenza del dipinto intitolato "Il Trasporto dell'Arca Santa", magistrale capolavoro artistico realizzato da Oronzo Tiso.
Nel braccio destro del transetto troviamo l'altare dell'Angelo Custode risalente al 1700. Accanto uno tra gli altari più maestosi di  Lecce, l'altare dedicato nel 1651 a S. Gaetano da Thiene dall'Arcivescovo di Otranto Gaetano Cassa, al centro dell'insieme si pone la tela a olio raffigurante il fondatore dell'ordine dei teatini, a cui il committente apparteneva, realizzata da Filippo Maria Galletti.
Subito dopo Troviamo l'altare di S. Andrea Avellino, particolare per le sue esuberanze decorative in stile Rococò. Nel braccio sinistro del transetto, dopo l'Altare della Croce, vi è l?Altare di S. Oronzo realizzato verso la metà del 600, una delle ultime realizzazioni di Fancesco Antonio Zimbalo, zio di Giuseppe, che si spegnerà lì a poco nel 1630. A seguire l'altare di S. Irene, con tela della Santa, dipinta da Giuseppe Verrio nel 1639 e in basso ben nove busti di santi che racchiudono ognuno le reliquie del religioso raffigurato, in alto primeggia la statua di S. Irene sormontata dallo stemma civico di Lecce.
A destra dell'altare di S. Irene, troviamo l'altare della sacra famiglia realizzato nel 1672. Sempre proseguendo verso l'ingresso, ci sono l'altare delle Vergine del Buon Consiglio, l'altare del Crocefisso e infine, l'altare di S. Stefano, che contiene vari quadri importanti, tra cui la lapidazione di S. Stefano, opera di Antonio Verrio. I muri della Sagrestia della Chiesa di S. Irene, come il resto della chiesa è riccamente decorata da numerose tele inestimabili nel valore artistico, di cui ricordiamo la più famosa tela della Madonna della Libera.


Obelisco

Posto a pochi metri dall'Arco di Trionfo e al centro del Viale degli Studenti, l'Obelisco di Lecce fu eretto nel 1822 su progetto di Luigi Coppola dallo scultore Vito Carluccio, in onore di Ferdinando I di Brobone.
L'Obelisco è decorato nelle quattro facciate con alcune figure in bassorilievo, tra cui la figura del delfino che morde la mazzaluna turca, stemma dei capoluoghi di Terra D'Otranto.
Un curioso episodio riguarda tale Obelisco: la propaganda Borbonica lo fece colorare di nero, in modo che ricordasse un obelisco marmoreo, ma la prima pioggia cancellò ogni traccia del colore nero.


L' Arco di Trionfo (Porta Napoli)

L'arco di trionfo, detto comunemente Porta Napoli, sorge nell'omonima piazza e fu eretto nel 1548 in onore dell'Imperatore Carlo V, dalla cittadinanza grata per le opere di fortificazione fatte realizzare in difesa di Lecce.
Alto 20m. , questo monumento fu realizzato nel luogo dell'antica Porta S. Giusto, al di sotto della quale, secondo la tradizione, riposavano le spoglie del santo.
Di ordine Corinzio, con le colonne binate, aventi la base attica e il capitello barocco, l'Arco di Trionfo ha sul fronte triangolare scolpite le insegne imperiali con i trofei e panoplie. Sul fregio centrale appare, in latino, l'epigrafe dedicatoria, che così si traduce:
"All'Iperatore Cesare Carlo V, augusto trionfatore, nelle indie, nelle gallie ed in africa,; soggiocatore dei cristiani ribelli, spavento e sterminio dei turchi; propagatore di religione cristiana in tutto il mondo con le opere e con i consigli; essendo al governo di questa provincia Ferrante Loffredo, che seppe tener lontani da i lidi del salento e della japigia i turchi ed i nemici dell'impero; l'università ed il popolo leccese riconoscente dedicò quest'arco alla grandezza e maestosità di lui, l'anno 1548."


Porta di San Biagio

Anche porta San Biagio è stata probabilmente edificata su una preesistente torre nel corso del XVIII secolo, il suo stile è baroccheggiante, anche in tale porta "troneggia" in alto San Biagio, lateralmente sono presenti due stemmi cittadini.


Porta Rudiae

Poco più a sud dell'Arco di trionfo (Porta Napoli), si trova la cosìdetta Porta Rudiae, il cui nome deriva da quello dell'antica città di origine messapica, posta nell'odierna periferia di Lecce, nucleo primigenio della successiva città. Probabilmente, come nel caso dell'Arco di Trionfo, qui doveva essere presente una porta di origine medioevale più antica di quella che oggi possiamo ammirare. La porta crollò nel corso del 1600 e venne ricostruita nel 1700 per volere di un patrizio Leccese non meglio precisato. La porta è chiaramente di gusto barocco, opera di Giuseppe Cino, e venne eretta quando ormai una vera e propria funzione difensiva era oramai assente.
La facciata è dominata dalla statua di S. Oronzo, patrono di Lecce, accompagnata lateralmente dalle statue di S. Irene (antica patrona della città) e S. Domenico. Sulle colonne della porta sono scolpiti quattro busti di : Euippa, Malennio, Dauno e Idomeneo, nipote di minosse e pronipote di Zeus, mitico fondatore Cretese della città.


Teatri

Nella città di lecce potrete trovare i seguenti teatri:
    - Teatro Politeama Greco (nei pressi di Piazza S. oronzo)
    - Teatro Paisiello (nei pressi dell'arco di trionfo o comunemente chiamato porta napoli)
    - Teatro Don Bosco
    - Catieri Teatrali Koreja
    - Teatro Antoniano
    - Teatro Astragali
   
 

Musei

Numerosi musei nei quali trovare le più belle testimonianze storiche e culturali del Salento:
    - Museo Archeologico Provinciale "Sigismondo Castromediano"
    - Museo Missionario Cinese e di Storia Naturale
    - Museo Provinciale delle Tradizioni Popolari "Abbazia di Cerrate"
    - Pinacoteca d'Arte Francescana
    - Musa - Museo Storico - Archeologico dell'Università del Salento